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Adolescenti e genitori: come affrontare disagio e conflitti

    “Non riconosco più mio figlio!” È una frase che molti genitori si trovano a pronunciare durante l’adolescenza.

    Il ragazzo che fino a poco tempo prima sembrava tranquillo, disponibile e affettuoso può diventare improvvisamente oppositivo, irritabile, chiuso o apparentemente distante. Le discussioni aumentano, le regole vengono messe in discussione e il rapporto tra genitori e adolescenti può trasformarsi in un continuo tiro alla fune.

    Ma cosa succede davvero durante l’adolescenza? E come possono i genitori accompagnare i propri figli tra cambiamenti, emozioni, conflitti e bisogno di autonomia?

    Adolescenza e rapporto con i genitori: una fase di grandi cambiamenti

    L’adolescenza è un periodo di profonde trasformazioni.

    Cambia il corpo, cambia il rapporto con la sessualità, cambia il modo di stare con il gruppo dei pari e cambia progressivamente anche il modo di pensare e di gestire le emozioni.

    Per questo, quando un figlio entra nell’adolescenza, non cambia soltanto lui.

    Deve cambiare anche il modo in cui i genitori stanno nella relazione con lui.

    Spesso la relazione tra genitori e adolescenti assume infatti la forma di una sfida, di un vero e proprio tiro alla fune: il ragazzo chiede maggiore autonomia mentre l’adulto cerca di continuare a garantire protezione, sicurezza e limiti.

    È una tensione fisiologica della crescita.

    Adolescenti ed emozioni: imparare a regolare ciò che si prova

    Durante l’adolescenza le capacità di regolazione emotiva e di controllo degli impulsi sono ancora in fase di maturazione.

    Le neuroscienze hanno evidenziato come lo sviluppo cerebrale prosegua durante l’adolescenza e oltre, interessando anche le funzioni coinvolte nella pianificazione, nella valutazione delle conseguenze e nella regolazione delle emozioni.

    Il ragazzo può quindi sperimentare emozioni molto intense senza possedere ancora pienamente gli strumenti per gestirle.

    Possiamo immaginare il preadolescente come una zattera in balia del proprio sentire emotivo.

    Non perché sia incapace, ma perché sta ancora imparando a navigare.

    Ed è proprio qui che entra in gioco l’adulto: il compito del genitore non è evitare ogni difficoltà, ma allenare il figlio alla vita e alla progressiva autonomia.

    Educare un adolescente significa anche permettergli di fare esperienza

    Allenare alla vita significa anche imparare a distinguere tra rischio e pericolo.

    Dobbiamo chiederci:

    “Dove è necessario mettere una transenna e dove, invece, è possibile lasciare che nostro figlio faccia esperienza?”

    Può accadere, per esempio, che un genitore vieti al figlio di undici anni di andare in bicicletta alla Coop perché lo considera troppo rischioso, mentre contemporaneamente gli permette di trascorrere molto tempo da solo con uno smartphone.

    La domanda da porsi è allora:

    “Questa regola protegge davvero mio figlio oppure gli impedisce di sviluppare una competenza?”

    L’obiettivo dell’educazione non è eliminare ogni rischio, ma accompagnare progressivamente i ragazzi a diventare capaci di valutarlo e affrontarlo.

    Adolescenti e smartphone: due vite da conoscere

    Oggi i genitori devono confrontarsi con una realtà che nelle generazioni precedenti non esisteva: i ragazzi vivono contemporaneamente una vita reale e una vita virtuale.

    La vita reale la conosciamo abbastanza bene.

    Sappiamo dove vanno, almeno in parte con chi stanno e quali attività svolgono.

    La vita virtuale, invece, può essere molto più difficile da conoscere.

    Ecco allora una domanda che ogni genitore potrebbe farsi:

    “Nelle ultime 24 ore, che cosa avete fatto con vostro figlio nella vita reale? E nella vita virtuale?”

    Non si tratta soltanto di controllare quanto tempo trascorre davanti allo schermo.

    Si tratta di conoscere almeno in parte il mondo nel quale nostro figlio vive, comprese le relazioni, le esperienze e le emozioni che attraversano la sua vita digitale.

    Come aiutare un adolescente a canalizzare le proprie energie

    Con gli adolescenti non servono necessariamente moltissime attività.

    Servono esperienze significative.

    Il compito dell’adulto è direzionare e canalizzare le energie dei ragazzi, offrendo loro contesti differenti nei quali sperimentarsi nel mondo reale.

    Sport, teatro, musica, coro, lettura, attività creative, amicizie e gruppi possono diventare importanti occasioni di crescita.

    Anche il mondo digitale fa ormai parte della loro esperienza e può essere integrato nella crescita, purché venga accompagnato da regole e da una presenza educativa.

    L’obiettivo non è riempire ogni momento della giornata.

    È offrire occasioni per sperimentare, relazionarsi e diventare progressivamente più autonomi.

    Parlare delle emozioni aiuta gli adolescenti a gestirle

    Come possiamo aiutare un adolescente a sviluppare una maggiore capacità di regolazione emotiva?

    Una delle strade fondamentali passa attraverso la parola e la relazione.

    Dare un nome a ciò che proviamo permette di trasformare l’esperienza emotiva in qualcosa che può essere pensato, condiviso e comunicato.

    “Avere parole per poterlo dire serve a non doverlo agire.”

    Rabbia, paura, vergogna, solitudine, frustrazione e senso di esclusione possono diventare più comprensibili quando il ragazzo riesce a raccontarli.

    Quando invece il disagio rimane senza parole, può manifestarsi attraverso comportamenti impulsivi, aggressività o altre forme di agito.

    Per questo è importante prestare attenzione non soltanto all’adolescente che manifesta apertamente la propria rabbia.

    A volte il disagio più difficile da intercettare è quello di chi soffre in silenzio.

    Se il bambino ha bisogno di essere visto, l’adolescente ha bisogno di essere sentito

    Se ciò che più serve al bambino è sentirsi visto, ciò che spesso diventa fondamentale durante l’adolescenza è sentirsi ascoltato e riconosciuto.

    E ascoltare un adolescente non significa necessariamente ottenere da lui lunghe spiegazioni.

    Molto spesso la comunicazione passa anche attraverso il non verbale.

    Osservazione.

    Sguardi.

    Silenzio.

    Cambiamenti nell’umore.

    Un comportamento insolito.

    Una porta chiusa.

    Una frase apparentemente insignificante.

    Essere presenti significa anche sviluppare la capacità di accorgersi di questi segnali.

    Non per controllare continuamente i propri figli, ma per esserci abbastanza da poterli sentire.

    Relazioni significative ed esperienze: due ingredienti della crescita

    Per accompagnare un adolescente nella crescita servono soprattutto due ingredienti: relazioni significative ed esperienze.

    Le figure di attaccamento continuano ad avere un ruolo importante anche quando il ragazzo sembra voler prendere le distanze dalla famiglia.

    Parallelamente diventano sempre più importanti le relazioni con i pari: amicizia, amicizia del cuore, prime relazioni amorose e appartenenza al gruppo.

    I ragazzi cercano il confronto e il rispecchiamento degli adulti molto più di quanto possiamo immaginare.

    Hanno bisogno di sentire che siamo al loro fianco nelle difficoltà e che con noi è possibile il confronto.

    Anche il conflitto può avere una funzione nella crescita, quando non diventa una lotta di potere ma permette di imparare a confrontarsi con un punto di vista diverso.

    Anche lo sport non fa sempre bene

    Attenzione però a pensare che una determinata attività sia automaticamente positiva.

    Anche lo sport, per esempio, può diventare problematico quando si trasforma in un’arena nella quale i genitori riversano aspettative, ambizioni o frustrazioni.

    Lo sport può essere una preziosa esperienza di crescita quando è vissuto dal ragazzo come un’occasione di divertimento, relazione, sperimentazione e sviluppo delle proprie capacità.

    Non quando diventa un’altra situazione nella quale sentirsi giudicato.

    Regole e limiti durante l’adolescenza: anche il “no” deve avere un senso

    Stimolare un adolescente è importante.

    Porre dei limiti è altrettanto importante.

    Ma ogni limite dovrebbe essere accompagnato da una domanda:

    “A cosa serve?”

    Anche il “no” deve essere pensato e motivato.

    I genitori rappresentano per i figli una sorta di proiettore: attraverso il proprio comportamento mostrano come affrontare la frustrazione, il conflitto, le difficoltà e le responsabilità.

    Per questo l’autorevolezza non nasce soltanto dalle regole.

    Nasce anche dalla coerenza e dalla credibilità dell’adulto.

    Genitori e adolescenti: non cercare di essere sempre amati

    Uno dei rischi nella relazione con un adolescente è cercare continuamente di essere apprezzati e amati.

    Ma l’obiettivo educativo non dovrebbe essere quello di piacere sempre ai nostri figli.

    Dovrebbe essere quello di renderli capaci di.

    Capaci di scegliere.

    Capaci di tollerare una frustrazione.

    Capaci di assumersi una responsabilità.

    Capaci di affrontare una difficoltà.

    Capaci, progressivamente, di fare a meno di noi.

    Per questo la trattativa con un adolescente, per quanto faticosa, può diventare una vera palestra di crescita.

    Negoziare non significa rinunciare al proprio ruolo di genitore.

    Significa insegnare a confrontarsi, argomentare, ascoltare e tollerare che non tutto possa andare come desideriamo.

    L’obiettivo non è una crescita felice, ma una crescita possibile

    Forse l’obiettivo dell’educazione non è garantire ai nostri figli una crescita sempre felice.

    È renderli responsabili della propria crescita.

    Questo significa parlare anche di ciò che è faticoso e scomodo.

    Significa non eliminare continuamente gli ostacoli dalla loro strada.

    Significa esserci.

    Stare di fronte a loro saldi quando il loro mondo sembra sgretolarsi.

    La posizione più utile è al fianco.

    Non davanti, per sostituirci a loro.

    Non dietro, lasciandoli soli.

    Al fianco.

    Crescere un adolescente significa anche fare i conti con il genitore che siamo stati

    Tutto questo è tutt’altro che facile.

    Ogni volta che dobbiamo decidere che genitori essere, facciamo inevitabilmente i conti anche con i ragazzi che siamo stati.

    Le nostre esperienze e il rapporto avuto con i nostri genitori possono influenzare il modo in cui reagiamo ai comportamenti dei nostri figli.

    Per questo può essere importante prenderci cura delle nostre eventuali ferite ancora aperte.

    Quel bambino o quell’adolescente che siamo stati continua, in qualche modo, a vivere dentro di noi e può chiedere attenzione proprio nei momenti in cui nostro figlio mette maggiormente alla prova il nostro equilibrio.

    Possiamo allora trovarci a reagire non soltanto a ciò che sta facendo nostro figlio, ma anche a qualcosa che appartiene alla nostra storia.

    Un pizzico di ironia aiuta a vivere meglio l’adolescenza

    In tutto questo non dimentichiamo l’ironia.

    Saper alleggerire una situazione può essere prezioso.

    Ridere insieme, quando è possibile, può interrompere una spirale di tensione e restituire ossigeno alla relazione.

    Ma attenzione:

    Leggeri sì, superficiali mai.

    Dietro un comportamento oppositivo può esserci una richiesta di autonomia.

    Dietro una rabbia può esserci una difficoltà.

    Dietro un silenzio può esserci qualcosa che il ragazzo non riesce ancora a dire.

    Adolescenti: ascoltare, accogliere, capire, restare

    Forse, alla fine, i nostri ragazzi non hanno bisogno di genitori perfetti.

    Hanno bisogno di qualcuno che ascolti, nel senso più profondo del termine: che sappia sentire.

    Di qualcuno che accolga senza giudicare.

    Di qualcuno che provi a capire senza necessariamente giustificare tutto.

    Di qualcuno che sappia mettere dei limiti senza interrompere la relazione.

    E soprattutto di qualcuno che resti.

    Anche quando il ragazzo protesta.

    Anche quando sembra non aver bisogno di noi.

    Anche quando ci respinge.

    L’adolescenza è una fase di separazione e di progressiva autonomia, ma separarsi non significa abbandonare.

    Il compito del genitore è accompagnare il ragazzo verso l’autonomia senza smettere di essere una presenza affidabile.

    Una sfida difficile, certo. Ma ne vale la pena.

    Author

    Dott.ssa Alessandra Mucci – Psicologa e Psicoterapeuta a Firenze ad orientamento sistemico-relazionale, iscritta all'Albo degli Psicologi della Toscana (n. 10294). Mi occupo di consulenza, sostegno psicologico e psicoterapia per adulti, coppie, famiglie e adolescenti. Ricevo su appuntamento a Firenze